Dunque. Mi chiamo Vanda. Mi chiamano Oneta. E nella vita, provo. Non so fare molto, ma provo a fare tutto quello che è nelle possibilità del mio metro e cinquantacinque. Ogni tanto mi vengono delle idee, tipo delle visioni. Altre volte le idee me le chiedono, e quindi forzo la mia ispirazione in cambio di denaro. Che poi si chiama lavorarecomegrafico.

Come il cappellaio matto, cammino un po’ così, con cappelli e vestiti sempre troppo grandi che mi finiscono sugli occhi e sotto le scarpe. Quindi andare diritto diventa un poco più difficile. Ma la grande capatosta di cui sono dotata, fa filare le cose. Che poi uno psicologo la chiamerebbe tendenza ossessiva, ma questa è un’altra storia.

Questo è il mio spazio.

Lo uso un po’ come mi pare. C’è quello che faccio, quello che penso, quello che mi va che gli altri leggano. Senza regole precise.

A come viene.

Buona permanenza.