Il morso della reclusa

I nostri tempi, commissario? Ma quali tempi? Civilizzati? Razionali? Pacificati? I nostri tempi sono la nostra preistoria, sono il nostro Medioevo. L’uomo non è cambiato di una virgola. E soprattutto non nei suoi pensieri primari.

FRED VARGAS

 

Adamsberg ha smarrito la direzione e vaga verso la soluzione di un caso che lo turba dal profondo. Si sposta continuamente da un posto all’altro, frenetico e avido di sonno, il carico emotivo questa volta è veramente pesante. Tanto da rischiare più volte di perdere il sostegno degli altri e la fiducia che le sue intuizioni siano davvero intuizioni e non divagazioni paranoiche. Più che in altri casi, Jean-Bapt è parte stessa dell’indagine e finisce inevitabilmente per somatizzarne l’andamento. Il ritmo è lento, quasi a rispecchiare il commissario che avanza con difficoltà attraverso frammenti e ipotesi confuse. L’orchestra dei personaggi è mutata, il fedelissimo Danglard, lascia il posto all’arte maieutica dell’amico d’infanzia Veyranc, l’unico che pare essere in grado di interpretare un Adamsberg più nebbioso ed oscuro del solito, quasi depresso. Che si sia prospettando un pensionamento anticipato del commissario del 14° arrondissement?

 

 

 

Leaver a comment