39°, azulejos colorati e 1361 km: la mia Andalusia

Oltre ai classici souvenir, quello che mi porto sempre dietro da un viaggio, sono le sensazioni e gli occhi carichi di immagini. In un viaggio in Andalusia, la cosa è particolarmente facile, considerando quanto è colorata, profumata e viva questa regione della Spagna. Odio i diari di viaggio didascalici, questo quindi è il mio reportage di viaggio sensoriale:

1.Malaga. La vivacità dei colori.

Malaga è una città di mare, colorata e festaiola. Durante la sua feria è un tripudio di gonne arricciate, musica, pois, bicchieroni di mojito e bottiglie di cartojal. Giovani brilli e più che brilli che ballano dappertutto, decorazioni fucsia e pois bianchi, tinto de verano e pareti di azulejos. Strade scivolose di acqua e sapone per i netturbini che pulivano i litri di alcool che per sette giorni hanno innaffiato la città.

2. Cabo de Gata. Straniamento. 

I due giorni nel Parque Naturale Cabo de Gata, sono stati il vero momento di stacco dal mondo. Entrando nel parco si entra in un paesaggio desertico, brullo, austero, fatto di rocce, cactus e manciate di casine bianche sparse qua e là. Poi dopo km di nulla, strade sterrate e formazioni rocciose…il mare. Blu e trasparente allo stesso tempo, solitario e lontano che quando ci arrivi dopo una scarpinata di 20 minuti sotto il sole o mezz’ora di sterrato, è bello e fresco come un’oasi. Incontaminato e di una bellezza che non ci credi. Quando passi due giorni a Cabo de Gata, ti senti straniato, ti sembra di essere arrivato su Marte, perché non è possibile che qua la gente viva in villaggi di qualche centinaio di abitanti tra una distesa desertica e l’altra, eppure è così. Guardi fuori dal finestrino e ti ripari dal sole cocente, a picco sul nulla, in fila all’unico distributore di benzina, e pensi che sono le 19 e ci sono 39°.  Alle 20, tutti di ritorno dalle spiagge, ci si ritrova al mirador a guardare la natura tutt’intorno, che è talmente bella e vuota che inquieta quasi.

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3. Granada. La meraviglia che profuma di spezie.

Granada è intrisa di oriente, è geometrie arabe e decorazioni a punta, mattonelle a mosaico, specchi e vetri colorati. E’ profumo di curcuma e colonne decorate, pareti di azulejos e pietra intagliata, soffitti ad alveoli, marmi bianchi e archi che sembrano merletti. Granada è un trionfo di eleganza mediorientale nella sua Alhambra, in assoluto la cosa architettonicamente più bella che abbia mai visto. Quando te ne vai da Granada ti rimangono impressi negli occhi quei minuscoli rivoli intagliati nella pietra e i giochi di luce e ombra delle grandi e fresche stanze del Palacio Nazaries.

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4. Siviglia. Caotica eleganza.

Siviglia è una grande città e sa di esserlo. Ha palazzi imponenti, alti, dalle decorazioni possenti, una cattedrale immensa, costruita appositamente per meravigliare, piazze larghe e strade spaziose. Siviglia è calda come solo l’entroterra andaluso sa essere, ed è elegante nel suo dedalo di vicoletti strettissimi dove si affacciano i patio degli alberghi, pieni di piante a cascata e fontane decorative, che il solo scorrere dell’acqua dona un senso di refrigerio nell’arsura pomeridiana. Solo la vista dello spettacolare tripudio di azulejos colorati di Plaza de España, può placare per qualche minuto la sete e il caldo. Bellissima, semplicemente.

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5. Cadice. Malinconica antichità.

Cadice è circondata dal mare e le manca davvero poco per essere un’isola, ha un lungomare che le gira tutto intorno da dove si vede lo stesso Oceano che hanno visto i conquistadores in partenza per il Nuovo Mondo. Cadice ha 4000 anni e ne ha vista che ne ha vista di gente di passaggio. E’ abituata infatti, non se ne cura minimamente, li lascia passare indifferente senza interferire. Li accoglie sulle sue spiagge, ma li sferza con il vento di Levante, per ricordargli che quello dove si stanno bagnando è l’Oceano da cui è partito Colombo, non una playeta da movida. Così come il centro storico, un reticolato indistricabile di stradine che si incrociano e salgono e si stringono e che ti perdi, come un fesso e fai sempre una strada diversa per raggiungere lo stesso punto.

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6. Tarifa. Vento e sabbia.

Non è propriamente un luogo di confine, è più un punto di incontro tra il Mar Mediterraneo e l’Oceano Atlantico. E’ la punta più a sud, che affaccia sullo Stretto di Gibilterra e guarda il Marocco negli occhi. Tarifa è fatta di sabbia e di vento fortissimo, ha una spiaggia bellissima, ma se il vento di Levante soffia, la spiaggia si svuota e puoi solo guardarlo il mare, mentre ti si riempiono di sabbia i capelli, gli occhi, le orecchie, i pensieri.

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7. Gibilterra. Un fake infiocchettato.

Per una mezzosangue inglese come me, un passaggio a Gibilterra era quasi d’obbligo. Ma dell’Inghilterra che conosco io, a Gibilterra ho visto solo il Duty Free dell’aeroporto di Heathrow. Una bella cittadina artefatta e modellata per i turisti, per dare spettacolo, per battere cassa, e spettacolarizzare le scimmie della riserva naturale, un giro in funicolare, costoso ed affollato, il famoso fish’n’chips.

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